La normalizzazione in un contesto protetto: utopia o realtà? : come si traduce operativamente il concetto di normalizzazione all'interno di un contesto protetto come quello dello Spazio Abitativo Nikaypa e quali effetti ha sull'utenza

Ferrari, Jessica (2017) La normalizzazione in un contesto protetto: utopia o realtà? : come si traduce operativamente il concetto di normalizzazione all'interno di un contesto protetto come quello dello Spazio Abitativo Nikaypa e quali effetti ha sull'utenza. Bachelor thesis, Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana.

[img] Text
Ferrari_Jessica.pdf - Published Version
Available under License Creative Commons Attribution Non-commercial.

Download (1MB)

Abstract

L’origine della tematica affrontata all’interno del Lavoro di Tesi è da ricondurre all’esperienza di pratica professionale del sesto semestre come educatrice SUPSI svolta presso lo Spazio Abitativo Nikaypa (SAN) della Fondazione Sirio. Si tratta di una struttura che accoglie persone maggiorenni, le quali presentano una situazione di disagio psichico e relazionale, offrendo loro un percorso personalizzato volto ad un maggior grado d’indipendenza abitativa e relazionale, creando uno spazio di sostegno, dove la persona diventa protagonista del cambiamento. Di fatto il lavoro si costruisce attorno all’apparente contraddizione intrinseca nel modello operativo presente nella struttura, nella quale l’équipe educativa opera nel trasmettere il concetto di normalizzazione, tramite diversi interventi e modelli teorici specifici, all’interno di un contesto protetto come il SAN. Per rispondere alla domanda di tesi “Come si traduce operativamente il concetto di normalizzazione all’interno di un contesto protetto come quello dello Spazio Abitativo Nikaypa e quali effetti ha sull’utenza?”, si è strutturata un’analisi, in una prima parte, raccogliendo i diversi punti di vista degli attori direttamente coinvolti e concretamente grazie alle testimonianze di alcuni educatori e di alcuni utenti. Parallelamente sono state incrociate le teorie/approcci a cui il servizio fa riferimento, come l’approccio sistemico-costruzionista e le visioni costruttiviste, con apporti teorici di altri Autori ritenuti pertinenti all’analisi. In particolare per quanto riguarda il concetto di autonomia l’autore Sergio Tramma, poiché la sua definizione coincide con quanto detto dall’utenza durante le interviste, più precisamente, il poter scegliere della propria vita. Un altro aspetto fondamentale nel lavoro di ricerca, è stato il termine dell’autoefficacia studiata da Albert Bandura, aspetto che si riscontra molto anche nella realtà dello SAN, poiché in qualsiasi caso le chiavi per far partire il progetto sono, sempre, in mano all’utente, poiché è lui stesso ad essere protagonista del proprio percorso. La messa a confronto delle esperienze sia educative sia dell’utenza, il modello della Fondazione e le teorie degli Autori, mette in luce che alcuni aspetti che la persona può riscontrare nella propria quotidianità, quindi al di fuori di un contesto protetto, non possono essere trattati e quindi sperimentanti all’interno di una struttura protetta. Alcuni elementi significativi emersi in questo senso fanno riferimento alla condizione di solitudine che viene vissuta quando si uscirà dal contesto protetto, poiché essendo inserita in un foyer la persona non è mai da sola fisicamente, di conseguenza in alcuni casi il passo da foyer ad un proprio appartamento, per quanto riguarda la solitudine, è molto difficile. Un altro elemento é la dipendenza dell’utenza dall’educatore nella gestione dell’assunzione farmacologica in quanto per questioni di responsabilità gli psicofarmaci sono gestiti (e quindi tenuti in ufficio) dall’équipe educativa indipendentemente dalla fase del progetto, in questo caso si parla di normalizzazione per quanto concerne il sapersi attivare autonomamente da parte dell’utente nel richiedere l’assunzione. Infine emerge che la normalizzazione in un contesto protetto è sia utopia, ma anche realtà, questo perché il SAN offre la possibilità di vivere e gestire situazioni reali in un contesto protetto, ma è utopia poiché non tutto rispecchia la realtà. In conclusione per la figura dell’operatore sociale non è sempre facile lavorare in un’ottica di normalizzazione, poiché è un obiettivo poco definito, ma soprattutto determinato da una società che non sempre considera sufficientemente le peculiarità e le fragilità delle persone.

Item Type: Thesis (Bachelor)
Additional Information: Opzione: Educatore sociale - Luogo di stage: Fondazione Sirio
Uncontrolled Keywords: Fondazione Sirio, disagio psichico, normalizzazione, autonomia, autoefficacia, riabilitazione, approccio sistemico-costruzionista, costruttivismo, tecnica sistemica del si-ma, metacomunicazione, intervento a specchio, Progetto di Sviluppo Individuale, PSI
Subjects: Scienze sociali
Divisions: Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale > Lavoro sociale
URI: http://tesi.supsi.ch/id/eprint/1877

Actions (login required)

View Item View Item