Un fare che sia narrazione di sé

Fuso, Grazia (2017) Un fare che sia narrazione di sé. Master thesis, Scuola universitaria professionale della svizzera italiana (SUPSI).

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Abstract

La ricerca si propone di studiare se l’inserimento di una didattica narrativa, all’interno delle lezioni di Educazione alle arti plastiche rivolte agli allievi di seconda media, possa incrementare lo sviluppo di sé, per permettere all’allievo di attivarsi cognitivamente ed emotivamente nell’apprendimento di saperi ed abilità utili ad affrontare situazioni, conosciute o nuove, per crescere positivamente in quanto protagonista del proprio vissuto personale. In questo senso, l’obiettivo sarà quello di renderlo autonomo e consapevole, muovendosi parallelamente sia in ambito estetico che poietico rispetto alla realizzazione di manufatti coerenti e rappresentativi di un punto di vista personale sul mondo. Facendo riferimento a quelle che sono le teorie relative all’importanza di un fare manuale per lo sviluppo dell’individuo nella sua interezza, nel suo essere fisico oltre che pensante, nel suo esserci concreto all’interno della società, nonché all’importanza data all’espressione di sé sulla base del modello narrativo come strumento conoscitivo ed interpretativo della realtà. La didattica disciplinare si è così strutturata secondo un concatenarsi di attività che permettessero un’alta personalizzazione del prodotto atteso. Per progettare autonomamente la propria azione e realizzare consapevolmente il proprio elaborato, l’individuo deve riflettere su di sé, su ciò che gli piace e sugli apprendimenti che fino a quel momento è riuscito a stabilizzare cognitivamente. Solo interrogandosi sul cosa e sul come, l’allievo ha l’occasione di comprendere ciò che è in grado di fare e laddove invece dovrà nuovamente soffermarsi, per agire funzionalmente agli scopi che intende perseguire oggi e nel futuro. Per riflettere sul proprio percorso in modo progressivo, gli allievi della classe sperimentale hanno avuto modo di tenerne traccia all’interno di un quaderno personale, il cahier de voyage, strumento che invece la classe di controllo non ha usato. La conclusione di questa ricerca, avviata mediante un paradigma fenomenologico-ermeneutico, è che si può individuare nell’agire dei ragazzi della classe di sperimentazione, un agire più riflessivo e analitico rispetto alle richieste attese dalle consegne esplicitate. Gli allievi si sono implicati maggiormente nel risolvere autonomamente problemi e difficoltà, nonché nell’interpretare secondo uno sguardo più personale e creativo i lavori proposti. L’uso del cahier de voyage ha permesso agli allievi di tracciare più facilmente una rotta e comprenderne il senso, valorizzandoli e portandoli a sviluppare il proprio potenziale. Materia: visiva e arti plastiche

Item Type: Thesis (Master)
Supervisors: Canonica Manz, Cristiana
Subjects: Formazione - Apprendimento
Divisions: Dipartimento formazione e apprendimento > Scuola media (secondario 1)
URI: http://tesi.supsi.ch/id/eprint/1638

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